UNA TERRA RICCA DI STORIA
Situata nell’estremo sud-occidentale della Sardegna, è famosa per le sue antiche origini e tradizioni. Abitata già 5000 anni fa, la zona fu privilegiata soprattutto dai Fenici e dai Cartaginesi che, per primi, scoprirono i ricchi depositi minerari presenti nel sottosuolo e iniziarono a sfruttarli.
Fra una visita a un tempio cartaginese, una passeggiata in un parco minerario, un giro in barca e un bagno a mare, i visitatori potranno assaggiare le prelibatezze gastronomiche della regione, come il tonno, l’olio, il pecorino, il carciofo e il miele, accompagnati da un buon bicchiere di Carignano DOC del Sulcis. Gli amanti dell’artigianato non vorranno andare via, infine, senza aver portato con sé almeno un esemplare dei bellissimi arazzi, tappeti, gioielli e coltelli che una tradizione millenaria di filatura di tessuti e lavorazione dei metalli sa produrre con grande maestria.

Iglesias, miniere e medioevo
Se il patrimonio industriale è stato riconosciuto dall’Unesco, il centro storico custodisce alcuni gioielli dell’antica “Villa di Chiesa”.
Le sue miniere e il suo patrimonio industriale sono stati riconosciuti dall’Unesco nel 1997 ma a Iglesias, centro a 60 km da Cagliari si respira ancora l’aria del medioevo. Passeggiando in centro si raggiunge il cuore storico dell’antica “Villa di Chiesa” con il Municipio e la cattedrale dedicata a Santa Chiara che risale al XIII secolo. Nell’itinerario religioso non può mancare una visita alla chiesa di San Francesco dove si trova il retablo del Mainas, o la chiesa della Purissima dove vengono custoditi i candelieri. Si può poi visitare l’archivio storico in cui viene custodito il “Breve di Villa di Chiesa”, il libro delle leggi della città del 1327. Patrimonio della conoscenza mineraria è l’Istituto minerario che ospita il Museo Mineralogico e Paleontologico e il Museo dell’arte mineraria. L’ideale itinerario si può concludere con una visita alle strutture minerarie: dalla galleria Villamarina di Monteponi alla villa Bellavista. Nel territorio comunale sono tante le attrattive archeologiche come i siti nuragici e prenuragici come Medau Mannu, Is Cadonis, Punta Sa Pannara, Santa Barbara, le domus de janas di San Benedetto, il tempio di Serra Abis e le tombe dei giganti di Martiadas e Genna Solu.

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iglesias centro storico
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Antas, il respiro della Storia
Il tempio, innalzato dai punici e utilizzato dai romani, era dedicato al dio dei sardi Sardus Pater Babai. Fra le scoscese rocce rossastre, coperte da lecci, sugheri e querce ombrose che si inerpicano fra le pareti rocciose, si innalza il solenne Tempio di Antas. Situato a 500 metri d’altezza, a circa 10 km da Fluminimaggiore, il tempio venne innalzato dai punici e successivamente utilizzato dai romani, entrambi attirati nella zona dai giacimenti di ferro e piombo. Il tempio punico, sorto alla fine del V secolo a.C., era dedicato al dio Sid Addir, collegato al culto nuragico delle acque e della vegetazione. La costruzione romana fu invece voluta dall’imperatore Augusto per essere poi restaurata negli anni dell’imperatore Caracalla. Dedicato al dio dei sardi Sardus Pater Babai, il tempio ospitava probabilmente una statua della divinità, poiché alcuni scavi hanno riportato alla luce un grande dito di pietra, attribuibile a un colosso di tre metri di altezza.Nell’area intorno al tempio si trovano gli originari basamenti punici, una piccola necropoli, i resti di un antico villaggio nuragico, le cave ed un sentiero romano. All’interno del sito la cooperativa Start Uno organizza percorsi guidati ricchi di storie sconosciute e affascinanti, mentre la Naturalmente Sardegna propone una quarantina di programmi per esplorare al meglio il territorio del Fluminese: trekking, mountain bike ed escursioni in questo splendido territorio ricco di storia, archeologia e bellezza.

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Montevecchio, viaggio al centro della terra
Tra il villaggio ormai abbandonato e le vecchie officine perfettamente restaurate, la visita alla miniera lascia un segno nel visitatore.
Inserita nel Parco Geominerario della Sardegna e riconosciuta dall’Unesco come patrimonio culturale dell’Umanità, la Miniera di Montevecchio regala un’esperienza che lascia un segno nel visitatore. Qui è possibile compiere un viaggio attraverso l’attività estrattiva (iniziata nel 1848 e protrattasi fino al 1991) svoltasi in Costa Verde, uno dei luoghi più belli e indomiti della Sardegna. Queste miniere di blenda e galena (minerali da cui venivano ricavati zinco e piombo) furono la fucina industriale dell’isola, lo scenario di una realtà dura e diversificata, testimoniata dai quattro percorsi attraverso i quali si snoda la visita, tra il villaggio ormai disabitato e i diversi siti industriali. Nella palazzina della Direzione, costruita nel 1877, spiccano il fastoso salone blu della famiglia Sanna e la soffitta della servitù, ma sono le miniere che raccontano vite ingoiate nel rosso ventre della terra. Imperdibili le officine (alcune delle quali perfettamente restaurate, con all’interno ancora argani e compressori) e i binari, con i suoi vagoncini arrossati dal tempo.

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Montevecchio
pan di zucchero (2)

Pan di Zucchero, la cattedrale di Poseidone
Il grande scoglio davanti al sito minerario di Porto Flavia è una delle meraviglie del Sulcis.
Arrivarci al tramonto, dopo una giornata fra le meraviglie del Sulcis, non diminuirà il vostro stupore. È una roccia di calcare dalla forma sinuosa che si erge abbagliante contro la luce del sole. Come un’enorme mano sul disco solare, i suoi contorni si stagliano possenti mentre la luce esplode in tutte le tonalità dell’arancio e del giallo lambendo l’antico sbocco del porto minerario di Porto Flavia, degno di un re della montagna.
Pan di Zucchero è la cattedrale di Poseidone, costruita dal mare e dal vento in tutti i suoi 133 metri di altezza. Se vorrete avvicinarvi con una piccola imbarcazione, avrete l’impressione di toccare un mostro marino mentre gli appassionati di arrampicata potranno cimentarsi in una sfida mozzafiato. Non lontani potrete ammirare gli scogli di S’Agusteri e de “Il Morto”, e la falesia di Punta de Is Cicalas.
Ai piedi di Porto Flavia sarà poi il vento a trasportarvi verso la grotta del Soffione, così chiamata perché la cavità, una volta piena d’acqua, espelle le onde con un unico getto spumoso. Uno scherzo improvviso del mare.

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Viaggio nell’antica Sulki
Fondata dai Fenici, Sant’Antioco è una delle città più antiche dell’isola. E ti sorprenderà con le sue spiagge e i suoi piatti di mare.
Sant’Antioco è una delle città più antiche della Sardegna. Collegata alla terraferma da un istmo artificiale, custodisce infatti la memoria storica della città di Sulki, fondata dai Fenici nella prima metà dell’VIII secolo a.C. e di cui resta l’area sacra del Tofet, di grande interesse. I grandi menhir di Su Para e Sa Mongia, le tombe dei giganti di Su Niu ‘e Su Crobu e il complesso di Grutti Acqua, dedicato al culto delle acque, ci riportano invece all’epoca nuragica e prenuragica. Altre testimonianze di una lunga storia rivivono nel museo archeologico cittadino, dove sono esposti una selezione di reperti che vanno dal Neolitico recente e arrivano ai preziosi corredi funerari della necropoli ipogea del colle di Is Pirixeddus e al periodo romano.Ma Sant’Antioco ti sorprende anche con i suoi piatti di mare (il tonno ne è il re incontrastato insieme al cous cous di origine africana) e con una costellazione di spiagge (come Co ‘e Quaddus e Maladroxia) che ti illuderanno per un attimo di aver raggiunto il Paradiso.
Nelle calette di Cala Sapone e Cala Lunga rimarrai incantato dai giochi d’acqua fra le conche di roccia. Se poi hai deciso di regalarti un’immersione, preparati a vivere come in un documentario fra i fondali da sogno dell’isola la Vacca.

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tophet sant'antioco
Un intreccio di storie, indissolubilmente legate tra loro e con la terra che le racconta…